Moda

Intervista a Maria Vittoria Paolillo

 

Cosa significa femminilità? Cosa esprime? Quanto eros e quanta semplicità contempla questo concetto? L’idea di femminilità è complessa come la figura della donna stessa. Un’idea con cui la moda si confronta costantemente, una dimensione contrastante fatta di visioni e pensieri, di trasgressione e classicità. La femminilità fonde il proibito con la delicatezza, la semplicità con l’esuberanza.

Pensando alla dimensione femminile, sensuale e misteriosa, si può immaginare l’essenza femminile come un velo leggero e delicato, che si muove complesso ad ogni spostamento, mostrando e negando allo stesso tempo la Bellezza che nasconde.

La ricerca di questa Bellezza che non si preclude a nessuna etichetta è affidata da sempre alle arti, al genio creativo, alla moda. Moda ed arte si sposano indissolubilmente rivolgendo lo sguardo a questa costante ricerca di femminilità. Un concetto che ha attraversato i secoli, le arti, gli esiti creativi. Dalla Venere di Willendorf a quella di Milo, dalla donna che prende voce e forza come la Giuditta di Caravaggio, passando per quella decostruita, complessa di Picasso fino ad arrivare a quella eterea e misteriosa di Modigliani. La donna si veste, si sveste, si rivela. Su tutte, la Vestale Tuccia di Antonio Corradini esprime quella poesia e quella femminilità, la delicatezza e la bellezza nascosta dietro a un velo che cela molto più di una semplice figura, ma mondi complessi, mondi differenti e sfaccettati che da sempre rendono unica e mistica la figura della donna.

Veicolo del mistero e della rivelazione, il velo. Una simbologia senza tempo, con una storia preziosa che lo conduce ai nostri giorni, ancora vivo in modi differenti in tutte le culture nuove e millenarie. Un accessorio di moda, di culto, di riflessione spesso sconfinante nella filosofia pura. Dalla spiritualità, alla castità delle figure sacre fino alle sperimentazioni di moda attraverso tessuti di inconsistente trasparenza, che racchiudono il cuore dell’eros.

Ed il rapporto tra arte e moda è un po’ questo, due mondi affini che in un vorticoso gioco di ispirazioni e citazioni si intreccia ma che al momento stesso in cui l’uno si rispecchia nell’altro improvvisamente appaiono infinitamente distanti.

La figura della mente creativa, di chi disegna abiti ed accessori di moda, assume un ruolo di responsabilità in questo equilibrio e in questa ricerca. Al designer il compito di scoprire questo velo e di rivelare nuovi codici di bellezza e di pensiero.

In questa visione, Maria Vittoria Paolillo orienta la sua ricerca creativa, perseguendo l’idea dell’accessorio che assumerà il ruolo millenario del velo. Un gioiello chimerico, che sia per sempre e che rappresenti l’essenza di chi lo indossa.

Maria Vittoria viene così ritratta in relazione alla Vestale Tuccia le due figure sono legate da un avvolgente velo che ne rivela l’essenza della femminilità. Qui la designer diventa una moderna Maya che liberandosi dal velo si manifesta vestita delle proprie creazioni: set di anelli che come un nuovo velo metallico ricoprono interamente tutte le dita della mano

È così che immagino la donna che indosserà le mie creazioni, come una seconda pelle, su tutte le dita della mano. Penso a una donna forte, disinvolta nel saper portare un gioiello, forse difficile da scegliere, come il mio, che effettivamente non è più un punto, un plus nell’outfit, ma si carica del ruolo di vestire la donna.

La ricerca di questa Bellezza che non si preclude a nessuna etichetta è affidata da sempre alle arti, al genio creativo, alla moda. Moda ed arte si sposano indissolubilmente rivolgendo lo sguardo a questa costante ricerca di femminilità. Un concetto che ha attraversato i secoli, le arti, gli esiti creativi. Dalla Venere di Willendorf a quella di Milo, dalla donna che prende voce e forza come la Giuditta di Caravaggio, passando per quella decostruita, complessa di Picasso fino ad arrivare a quella eterea e misteriosa di Modigliani. La donna si veste, si sveste, si rivela. Su tutte, la Vestale Tuccia di Antonio Corradini esprime quella poesia e quella femminilità, la delicatezza e la bellezza nascosta dietro a un velo che cela molto più di una semplice figura, ma mondi complessi, mondi differenti e sfaccettati che da sempre rendono unica e mistica la figura della donna.

Veicolo del mistero e della rivelazione, il velo. Una simbologia senza tempo, con una storia preziosa che lo conduce ai nostri giorni, ancora vivo in modi differenti in tutte le culture nuove e millenarie. Un accessorio di moda, di culto, di riflessione spesso sconfinante nella filosofia pura. Dalla spiritualità, alla castità delle figure sacre fino alle sperimentazioni di moda attraverso tessuti di inconsistente trasparenza, che racchiudono il cuore dell’eros.

Ed il rapporto tra arte e moda è un po’ questo, due mondi affini che in un vorticoso gioco di ispirazioni e citazioni si intreccia ma che al momento stesso in cui l’uno si rispecchia nell’altro improvvisamente appaiono infinitamente distanti.

La figura della mente creativa, di chi disegna abiti ed accessori di moda, assume un ruolo di responsabilità in questo equilibrio e in questa ricerca. Al designer il compito di scoprire questo velo e di rivelare nuovi codici di bellezza e di pensiero.

In questa visione, Maria Vittoria Paolillo orienta la sua ricerca creativa, perseguendo l’idea dell’accessorio che assumerà il ruolo millenario del velo. Un gioiello chimerico, che sia per sempre e che rappresenti l’essenza di chi lo indossa.

Maria Vittoria viene così ritratta in relazione alla Vestale Tuccia le due figure sono legate da un avvolgente velo che ne rivela l’essenza della femminilità. Qui la designer diventa una moderna Maya che liberandosi dal velo si manifesta vestita delle proprie creazioni: set di anelli che come un nuovo velo metallico ricoprono interamente tutte le dita della mano

È così che immagino la donna che indosserà le mie creazioni, come una seconda pelle, su tutte le dita della mano. Penso a una donna forte, disinvolta nel saper portare un gioiello, forse difficile da scegliere, come il mio, che effettivamente non è più un punto, un plus nell’outfit, ma si carica del ruolo di vestire la donna.

La donna che immagino è forte, si deve avere un carattere forte per poter portare questi anelli su tutte e cinque le dita. Poi ovviamente ci sono donne che lo reinterpretano, indossandoli singolarmente o abbinandoli tra loro. Ed è qui la parte divertente: da qui si vede il carattere di una persona. Dalle scelte che fa, da piccole scelte, piccole preferenze che svelano quanto si è a proprio agio indossando un accessorio, in quale modalità, colore, forma, materiale. Abbiamo la possibilità di indossare qualcosa che ci rappresenti, che esprima la nostra essenza.

Questo è l’obiettivo del mio lavoro, realizzare un gioiello che parli per chi lo indossa, a prescindere dal vestiario. Un gioiello che entri in contatto con la vera personalità della donna e che con le sua forme sia sempre proiettato nel futuro.

Un progetto a cura di TWM Factory
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