Musica

Intervista a Merk & Kremont

 

Palazzo Barberini ospita l’affresco che rappresenta il Barocco in tutto il suo splendore, profondità e ricchezza. Il Trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona è un monumento a un periodo intellettuale ed espressivo irripetibile ed affascinante, un’opera che rappresenta la storia e che realizza la storia stessa.  Profondità, illusione, complessità di una composizione traboccante di figure, significati, leggende, celebrazioni. Uno squarcio luminoso pervade le delicate nuvole vaporose, altra luce ancora viene irradiata dalla corona preziosa che contiene le api simbolo dei Barberini. Una brillantezza ultraterrena, un richiamo ascensionale a una dimensione eterna.

Merk: Mi sento piccolissimo a guardare questo soffitto. È incredibile la moltitudine di sensazioni che mi crea dentro il petto: sembra di essere un piccolo granello di sabbia in confronto a questo.

Kremont: Percepisco un senso di totale impotenza di fronte a questa meraviglia. Allo stesso tempo però, questo soffitto mi infonde il desiderio di spingermi a toccarlo e raggiungerlo, come se mi stesse chiamando.

Le suggestioni che l’arte riesce a comunicare non sono didascaliche, non si trovano sui libri di studio. L’uomo è osservatore partecipe, è contenitore che raccoglie ciò che l’arte esprime. La musica è come un anello di congiunzione tra questa esigenza di comunicazione visiva e le emozioni. La musica racconta, esprime e si ciba di vita e di arte.

Kremont: Se dovessi pensare a un autore del passato che possa esprimere artisticamente la mia personalità e la mia visione artistica, indicherei Kandinsky. Questo artista vedeva la pittura come musica ed emozione. Trovo che ci sia un profondo legame tra queste due arti così diverse ma allo stesso tempo così simili in quanto grandi canali di comunicazione.

Merk: La connessione tra musica ed arte è come un luogo dove avviene un momento che riesce ad andare oltre la bellezza. Spesso mi trovo a cercare ispirazione in quello che vedo e che sento. Visualizzerei la mia musica come dipinti di forme geometriche che si intrecciano: dei grandi cerchi e triangoli, amo questi simboli. Simboli antichi, puri, ricchi di significato, figure generatrici, semplici e di grande espressività.

Kremont: A questa preziosa possibilità di espressione dobbiamo il nostro impegno, la nostra passione ci dà la spinta a voler continuare questo percorso artistico, non sempre facile, come per ogni lavoro creativo. Per questo posso affermare di non aver mai pensato di mollare.

Merk: La nostra carriera è appena cominciata, sicuramente ci saranno state delle scelte sbagliate nel nostro percorso, ma questo ci ha portato a continuare questo lavoro, fieri di ciò che siamo diventati e di quello che diventeremo.

Merk & Kremont sono attualmente responsabili dell’internazionalizzazione della musica italiana, i primi produttori che danno vita a sound internazionali, una scommessa italiana.

Merk: Abbiamo paura di fallire, certamente. Ma questo ci dà la forza e il coraggio, la paura è soltanto uno stimolo. Magari passiamo ore ed ore in studio, ci mangiamo e ci dormiamo anche a volte. Ma alla fine quello che esce da lì ci piace, è qualcosa che amiamo dal primo all’ultimo secondo, perché è nostro, è quel che scegliamo di esprimere.

Merk: Mi sento piccolissimo a guardare questo soffitto. È incredibile la moltitudine di sensazioni che mi crea dentro il petto: sembra di essere un piccolo granello di sabbia in confronto a questo.

Kremont: Percepisco un senso di totale impotenza di fronte a questa meraviglia. Allo stesso tempo però, questo soffitto mi infonde il desiderio di spingermi a toccarlo e raggiungerlo, come se mi stesse chiamando.

Le suggestioni che l’arte riesce a comunicare non sono didascaliche, non si trovano sui libri di studio. L’uomo è osservatore partecipe, è contenitore che raccoglie ciò che l’arte esprime. La musica è come un anello di congiunzione tra questa esigenza di comunicazione visiva e le emozioni. La musica racconta, esprime e si ciba di vita e di arte.

Kremont: Se dovessi pensare a un autore del passato che possa esprimere artisticamente la mia personalità e la mia visione artistica, indicherei Kandinsky. Questo artista vedeva la pittura come musica ed emozione. Trovo che ci sia un profondo legame tra queste due arti così diverse ma allo stesso tempo così simili in quanto grandi canali di comunicazione.

Merk: La connessione tra musica ed arte è come un luogo dove avviene un momento che riesce ad andare oltre la bellezza. Spesso mi trovo a cercare ispirazione in quello che vedo e che sento. Visualizzerei la mia musica come dipinti di forme geometriche che si intrecciano: dei grandi cerchi e triangoli, amo questi simboli. Simboli antichi, puri, ricchi di significato, figure generatrici, semplici e di grande espressività.

Kremont: A questa preziosa possibilità di espressione dobbiamo il nostro impegno, la nostra passione ci dà la spinta a voler continuare questo percorso artistico, non sempre facile, come per ogni lavoro creativo. Per questo posso affermare di non aver mai pensato di mollare.

Merk: La nostra carriera è appena cominciata, sicuramente ci saranno state delle scelte sbagliate nel nostro percorso, ma questo ci ha portato a continuare questo lavoro, fieri di ciò che siamo diventati e di quello che diventeremo.

Merk & Kremont sono attualmente responsabili dell’internazionalizzazione della musica italiana, i primi produttori che danno vita a sound internazionali, una scommessa italiana.

Merk: Abbiamo paura di fallire, certamente. Ma questo ci dà la forza e il coraggio, la paura è soltanto uno stimolo. Magari passiamo ore ed ore in studio, ci mangiamo e ci dormiamo anche a volte. Ma alla fine quello che esce da lì ci piace, è qualcosa che amiamo dal primo all’ultimo secondo, perché è nostro, è quel che scegliamo di esprimere.

Kremont: Una delle cose più appaganti di avere la possibilità non solo di seguire, ma di andare avanti e continuare ad avere ambizioni seguendo la nostra passione, è l’apprezzamento e il supporto dei colleghi. Non una competizione, ma affiatamento, umiltà. Ricordo ancora quando siamo arrivati all’Ultra Music Festival nel 2014 e c’erano tutti i dj che ascoltavamo da ragazzi: siamo arrivati in quel momento in cui i nostri idoli erano nel backstage con noi. Un momento magico, quasi simbolico in cui è avvenuto uno scambio importante, un passaggio. Come se ci fosse stato un punto di contatto tra chi ha fatto la storia e chi desiderava farla.  

Merk:  È stato incredibile. Forse uno dei momenti più belli della nostra carriera. I nostri riferimenti, le persone che ci apprezzano, la dimensione onesta e positiva della musica. Questa per noi è una preziosa spinta nell’andare avanti. Queste figure sono state importantissime per noi per la nostra crescita artistica, per il nostro percorso, ci hanno permesso di sognare da piccoli e di diventare sempre più bravi da grandi, fino a superarli. Amare ciò che si fa, avere l’umiltà di riconoscere il talento che ci circonda, impegnarsi ed avere l’ambizione di superarci ogni giorno, per poter sperimentare e dare ogni giorno nuova vita alla musica e a tutte le arti .

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