Danza

Intervista a Simone Nolasco e Virginia Tomarchio

 

Simone Nolasco e Virginia Tomarchio si trovano all’interno de La galleria Nazionale. Sullo sfondo, Ercole e Lica di Antonio Canova. Un gruppo scultoreo di grande monumentalità, alla ricerca di un equilibrio che ricrei la potenza dell’azione. I due ballerini hanno saputo immergersi al meglio in questo contesto creando una perfetta continuità con quest’opera. I loro corpi sono legati e intrecciati come ad imitare l’azione di Ercole e Lica. Ci restituiscono la stessa plasticità, aggiungendo eleganza e contemporaneità allo stile neoclassico cui si riferisce l’arte del Canova. Creano Bellezza.

Simone: Mi sono avvicinato alla danza per caso. Avevo una palestra sotto casa che frequentavano delle mie compagne di classe . Sono sempre stato attratto dalla magia della danza: già a un anno mi muovevo nel box a ritmo di musica guardando “Non è la Rai”. In seguito mia madre pensò di iscrivermi a danza, avevo 10 anni. La prima volta che andai piansi, poi è nato un grande amore.

Ho capito di voler diventare un ballerino professionista fin da subito. L’ho capito quando da bambino non potevo andare ad una festa di compleanno e non mi pesava. Volevo andare a danza. Volevo starci tutto il giorno, dalla mattina alla sera.

Un’esigenza profonda, una necessità di espressione. Non so bene il motivo, ma danzare mi permette di comunicare il mio io profondo ed emozioni ben precise: malinconia, sofferenza. Forse perché sono una persona un po’ malinconica. Ciò non vuol dire che io non sia solare, ma sono attratto dalla solitudine, da tutte le situazioni introspettive.

Per questa mia inclinazione emotiva credo che il mio ambiente sarà sempre il teatro. Ho studiato danza classica e moderna, sapevo che non sarei diventato un ballerino classico perché avevo già preso delle scelte che non mi avrebbero permesso di avere una carriera all’interno di un ente lirico. Eppure la mia base resta la danza classica. Il teatro è il mio habitat naturale, anche se sono tanti anni che faccio televisione.

Virginia: Credo che la danza abbia sempre fatto parte del mio modo di essere. Questa passione è nata quando ho cominciato ad avere consapevolezza del mio corpo, verso i 10 anni. Ho chiesto ai miei genitori di iscrivermi a danza. Loro pensavano che fossi troppo piccola e che avrei poi cambiato idea.

Quando sono sul palcoscenico è come se mi trasformassi, come se non fossi come sono nella vita reale. Non so perché prendo le sembianze di qualcosa di estremamente elegante ed aggraziato. La scelta della danza classica viene per questa sensazione catartica che provo, nasce tutto dalla danza classica. Credo che se non avessi avuto alcuna dote fisica sarei sicuramente andata verso un’altra direzione. L’eleganza, che deve essere in qualsiasi cosa, nella danza classica è fondamentale. Purtroppo sta passando in secondo piano, è molto difficile da studiare, richiede sacrificio ed impegno. Troppo spesso la danza classica è considerata una forma di finzione. In realtà di finto non c’è nulla. Nonostante si possano interpretare balletti che sono già stati visti e studiati nuovamente mille volte, con il coinvolgimento del viso e del corpo i movimenti sembrano naturali. È lì che un ballerino fa la differenza.

La naturalezza e le emozioni  sono fondamentali. Le emozioni più forti che ho provato danzando sono due, una positiva e una negativa, e sono quel tipo di esperienze che creano il tuo nuovo codice genetico, la danza, l’arte, le passioni che si perseguono danno la possibilità di formare persone nuove. Su queste due mie esperienze, l’emozione negativa è stata a 12 anni, quando dovetti partecipare ad un concorso ma mi fratturai il piede destro. Non potevo danzare e vedere le mie compagne senza me, mi ha fatto male. Questo evento mi ha fortificato molto perché ho capito quanto tenessi alla danza e lo ha fatto capire anche ai miei genitori.

Invece, l’emozione positiva è stata quando ho vinto il primo premio ad un concorso. È stata la mia prima volta e senza alcun tipo di esperienza sono arrivata prima. Un’emozione incredibile, l’inizio del mio percorso.

Un percorso costellato di preziose esperienze dove sicuramente Amici prende parte come una prova molto difficile, a livello personale e artistico. Per me è stato il vero inizio di carriera, qualcosa di grande ed importante che prendeva forma . Mi ha dato credibilità, in tv il pubblico ti vede con occhi diversi. In questo mestiere bisogna avere un nome. Soprattutto in Italia la gente va sempre dove c’è un nome. Il vero banco di prova è dimostrare come questo nome abbia forza e capacità oltre uno schermo: quella è la vera sfida.

La capacità di essere sé stessi, di essere naturali, di vivere, trasmettere ed esprimere arte, sensazioni, malinconia e felicità. Arte e danza possono coesistere all’interno di un contesto, di una dimensione concreta o interiore.

Simone: In uno spazio artistico non c’è uno stile di danza che sia più giusto di un altro. È vero che l’arte è oggettiva, la bellezza è oggettiva ma in realtà, il più delle volte, è soggettiva. Qualcuno vedrebbe meglio una ballerina classica che danza all’interno degli spazi della Galleria Nazionale, ad esempio. Vedo efficace ogni forma di danza perché mi piace tutta, non ne disprezzo mai niente. Ovviamente deve essere interpretata bene. Amo ogni stile e genere, così come amo l’arte. L’arte è emozione, è la nostra vita, è come tirare fuori delle parti di sé.

Virginia: Se danzato bene, con una certa sensibilità, tutto può star bene accostato all’arte. Anche la break dance può essere efficace per esprimere un forte contrasto con i canoni di arte classica.

Simone: Mi sono avvicinato alla danza per caso. Avevo una palestra sotto casa che frequentavano delle mie compagne di classe . Sono sempre stato attratto dalla magia della danza: già a un anno mi muovevo nel box a ritmo di musica guardando “Non è la Rai”. In seguito mia madre pensò di iscrivermi a danza, avevo 10 anni. La prima volta che andai piansi, poi è nato un grande amore.

Ho capito di voler diventare un ballerino professionista fin da subito. L’ho capito quando da bambino non potevo andare ad una festa di compleanno e non mi pesava. Volevo andare a danza. Volevo starci tutto il giorno, dalla mattina alla sera.

Un’esigenza profonda, una necessità di espressione. Non so bene il motivo, ma danzare mi permette di comunicare il mio io profondo ed emozioni ben precise: malinconia, sofferenza. Forse perché sono una persona un po’ malinconica. Ciò non vuol dire che io non sia solare, ma sono attratto dalla solitudine, da tutte le situazioni introspettive.

Per questa mia inclinazione emotiva credo che il mio ambiente sarà sempre il teatro. Ho studiato danza classica e moderna, sapevo che non sarei diventato un ballerino classico perché avevo già preso delle scelte che non mi avrebbero permesso di avere una carriera all’interno di un ente lirico. Eppure la mia base resta la danza classica. Il teatro è il mio habitat naturale, anche se sono tanti anni che faccio televisione.

Virginia: Credo che la danza abbia sempre fatto parte del mio modo di essere. Questa passione è nata quando ho cominciato ad avere consapevolezza del mio corpo, verso i 10 anni. Ho chiesto ai miei genitori di iscrivermi a danza. Loro pensavano che fossi troppo piccola e che avrei poi cambiato idea.

Quando sono sul palcoscenico è come se mi trasformassi, come se non fossi come sono nella vita reale. Non so perché prendo le sembianze di qualcosa di estremamente elegante ed aggraziato. La scelta della danza classica viene per questa sensazione catartica che provo, nasce tutto dalla danza classica. Credo che se non avessi avuto alcuna dote fisica sarei sicuramente andata verso un’altra direzione. L’eleganza, che deve essere in qualsiasi cosa, nella danza classica è fondamentale. Purtroppo sta passando in secondo piano, è molto difficile da studiare, richiede sacrificio ed impegno. Troppo spesso la danza classica è considerata una forma di finzione. In realtà di finto non c’è nulla. Nonostante si possano interpretare balletti che sono già stati visti e studiati nuovamente mille volte, con il coinvolgimento del viso e del corpo i movimenti sembrano naturali. È lì che un ballerino fa la differenza.

La naturalezza e le emozioni  sono fondamentali. Le emozioni più forti che ho provato danzando sono due, una positiva e una negativa, e sono quel tipo di esperienze che creano il tuo nuovo codice genetico, la danza, l’arte, le passioni che si perseguono danno la possibilità di formare persone nuove. Su queste due mie esperienze, l’emozione negativa è stata a 12 anni, quando dovetti partecipare ad un concorso ma mi fratturai il piede destro. Non potevo danzare e vedere le mie compagne senza me, mi ha fatto male. Questo evento mi ha fortificato molto perché ho capito quanto tenessi alla danza e lo ha fatto capire anche ai miei genitori.

Invece, l’emozione positiva è stata quando ho vinto il primo premio ad un concorso. È stata la mia prima volta e senza alcun tipo di esperienza sono arrivata prima. Un’emozione incredibile, l’inizio del mio percorso.

Un percorso costellato di preziose esperienze dove sicuramente Amici prende parte come una prova molto difficile, a livello personale e artistico. Per me è stato il vero inizio di carriera, qualcosa di grande ed importante che prendeva forma . Mi ha dato credibilità, in tv il pubblico ti vede con occhi diversi. In questo mestiere bisogna avere un nome. Soprattutto in Italia la gente va sempre dove c’è un nome. Il vero banco di prova è dimostrare come questo nome abbia forza e capacità oltre uno schermo: quella è la vera sfida.

La capacità di essere sé stessi, di essere naturali, di vivere, trasmettere ed esprimere arte, sensazioni, malinconia e felicità. Arte e danza possono coesistere all’interno di un contesto, di una dimensione concreta o interiore.

Simone: In uno spazio artistico non c’è uno stile di danza che sia più giusto di un altro. È vero che l’arte è oggettiva, la bellezza è oggettiva ma in realtà, il più delle volte, è soggettiva. Qualcuno vedrebbe meglio una ballerina classica che danza all’interno degli spazi della Galleria Nazionale, ad esempio. Vedo efficace ogni forma di danza perché mi piace tutta, non ne disprezzo mai niente. Ovviamente deve essere interpretata bene. Amo ogni stile e genere, così come amo l’arte. L’arte è emozione, è la nostra vita, è come tirare fuori delle parti di sé.

Virginia: Se danzato bene, con una certa sensibilità, tutto può star bene accostato all’arte. Anche la break dance può essere efficace per esprimere un forte contrasto con i canoni di arte classica.

Simone: Se dovessi definire l’arte, in questa riflessione fatta di connessioni, direi che l’arte per me è esprimere qualcosa utilizzando ogni tipo di mezzo. Può essere arte anche un uomo fermo in mezzo alla strada che ha qualcosa da dire pur non parlando. L’arte è qualsiasi cosa che provochi una sensazione. È una questione di sensibilità. Credo che ognuno di noi abbia un’aura attorno a sé. Alcuni riescono a far sì che non diventi un muro. Altri, a causa del proprio percorso, ne fanno una corazza e non si mostrano, anche se a volte è interessante anche questo. Altri non sanno di averla.

Virginia: L’arte per me è ogni cosa che abbia valore. L’arte deve essere vera, tutto ciò che è vero è arte. Quando c’è finzione non c’è arte.

Simone e Virginia hanno improvvisato un passo a due ne La Galleria Nazionale. Hanno creato una connessione tra le arti, in un movimento armonioso e delicato. Hanno riempito lo spazio in modo totale e hanno scelto i movimenti perfetti per creare Bellezza, poesia, emozione. In una parola,  hanno dato vita alla Danza.

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